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capodanno a new york 2012

capodanno a new york 2012
capodanno a new york 2012 foto cecilia polidori

capodanno in Times Square 2012, foto Francesco G. Teratone

capodanno in Times Square 2012, foto Francesco G. Teratone
capodanno in Times Square 2012, foto Francesco G. Teratone

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foto di Massimo Befera, luglio 2011

wright chicago
chicago
chicago wright
l'Aautrice al 1365 N Astor St, Chicago, ILLINOIS
CHARNLEY - Persky HOUSE 1892,
luglio 2011
la foto di fondo è un autoritratto dell'Autrice all'interno di The Cloud Gate, AT&T Plaza, Millenium Park, S Michigan Ave, Chicago, Illinois, comunemente chiamatoThe Bean, il Fagiolo,
agosto 2011.

st

"Si continua ad abbandonare qualcosa. Si continua a dire addio. Il problema, forse, è cercare d'inventare nuove perfezioni, pensare che ogni momento è una perfezione che comunque si può perfezionare..."
Ettore SOTTSASS,
Scritto di notte, maggio 2010


"Si procede per tentativi, valutando empiricamente le diverse soluzioni possibili..."

Enzo MARI, 25 modi per piantare un chiodo, marzo 2011

esito Lezione 2 parte 2

esito Lezione 2 parte 2



esito Lezione 2 parte 2
Lezione 2 - giovedì 3 XI  2011, h 14:00, aula A4 - esito della lettura e discussione 

dei testi in bibliografia, vedi banner in: cecilia polidori TWICE DESIGN LESSONS: Lezione 2 ed altre regole

E.M. Augusto Morello, paradigma

Nato a Torino nel 1928, Augusto Morello fu una figura chiave nel panorama internazionale del design.
Formatosi nel campo della chimica industriale, lavorò con importanti aziende quali Olivetti e la Rinascente, storica azienda italiana di grandi magazzini. La collaborazione con quest’ultima é relativa agli anni Cinquanta, quando l’azienda cercò di cavalcare il miracolo italiano con iniziative innovative per la penisola italica. Il suo ufficio sviluppo era diretto all’epoca proprio da Morello e riuniva giovani designer provenienti da diverse nazioni con l’obiettivo di disegnare prodotti che uscissero col marchio dell’azienda.

Morello promosse il design italiano dirigendo dal 1954 il Premio Compasso d’oro il più antico riconoscimento in Europa nel settore del design e uno dei più prestigiosi a livello internazionale, istituito da la Rinascente e poi donato nel 1964 all'ADI (Associazione Disegno Industriale). IlCompasso d’Oro nacque con l’intento di premiare coloro che avessero saputo umanizzare meglio la tecnica e la funzione degli oggetti e da sempre fornisce un palcoscenico alla cultura del design, contribuendo a dare una visione generale dell’andamento della progettazione e della produzione. Morello fu inoltre presidente della X Triennale di Milano sul tema dell’Industrial Design e dal 1997 al 2001 presidente dell’ ICSID(International Counsil of Societies of Industrial Design), importante associazione che istituì storici congressi sul design tra gli anni ’50 e ’60.

In basso: a sinistra, Stile Industria n.1 (cover di Albe Steiner), a destra Stile Industria n.35 (cover di Enzo Mari)

Morello riprese inoltre per qualche numero, come direttore, la pubblicazione della storica rivista fondata da Alberto Rosselli: Stile Industria. La rivista nacque nel 1954 con l'obiettivo di aprire un dialogo tra il design e l'industria, quando l'idea di disegnoindustriale era ancora nuova ai lettori, e fu un importante luogo di dibattito e aggiornamento sull'estetica e il significato del design moderno, fino a quando venne chiusa nel 1963. Stile Industriadiede una spinta importante al design italiano, che nel decennio successivo guadagnò la sua reputazione e il suo successo a livello internazionale. Da ricordare anche le copertine della rivista, realizzate da famosi artisti e designer, che le conferirono un aspetto inequivocabilmente italiano. L'iniziativa della ripubblicazione da parte di Augusto Morello, nel 1995, aveva il preciso intento di ricostruire quel dibattito sul design che in quegli anni sembrava aver perduto il proprio centro.

Augusto Morello nel corso degli anni approfondì in particolare una delle problematiche relative al design: il complicato rapporto“progetto – prodotto - consumo” .
Per Morello le prestazioni di un prodotto non si esauriscono nella sua destinazione strumentale, ma giocano un ruolo significativo nella dinamica delle relazioni tra gli uomini, e sono quindi connesse a prestazioni “culturali”. Tuttavia molte imprese tendono a separare lo strumento dall’oggetto, non tenendo conto che la forma e la funzione non possono essere due concetti distinti e opposti, in quanto “la forma stessa é una funzione sociale, ossia una prestazione che rifiuta l’estraniamento dal contesto del progetto”.
Morello sosteneva che il disegno industriale è l’espressione più alta della volontà delle imprese e dei protagonisti migliori, di attribuire ai beni qualità culturali appropriate ed inconfondibili, ossia tali da renderli attori e testimoni di cultura”.
Il design era visto da lui come un fattore di “umanizzazione” della tecnologia, una sorta di necessaria interfaccia tra le opportunità tecnologiche e i vincoli (o peculiarità) dell’utente primario: l’essere umano.






"La scienza mi affascina, ne invidio il paradigma, cioè il fatto che si possa proporre una determinata ipotesi solo se contemporaneamente si comunica a tutti il metodo e i mezzi utilizzati per formularla...Mi sembra che in questo senso, la ricerca scientifica sia l'unica vera democrazia esistente".

da Enzo MARI, 25 modi per piantare un chiodo, ediz. Mondadori, Milano, marzo 2011, 1° ediz., pg.30

Le fasi della scienza paradigmatica di Kuhn
La parola paradigma (dal greco antico paràdeigma, ovvero esemplare, esempio) indica nel linguaggio comune un modello di riferimento, un termine di paragone.
In filosofia della scienza un paradigma è la matrice disciplinare di una comunità scientifica, nella quale si cristallizza unavisione globalmente condivisa del mondo in cui opera e indaga la comunità stessa.
Fu il filosofo e storico della scienza Thomas Samuel Kuhn a imporre l'uso del termine paradigma per indicare l'insieme di teorie, leggi e strumenti che definiscono una tradizione di ricerca in cui le teorie sono accettate universalmente. Il criterio con cui un paradigma risulta vincitore sugli altri consiste nella sua forza persuasiva e nel grado di consenso all'interno della comunità scientifica.

In poche parole, per Kuhn il paradigma stabilisce le "regole del gioco" temporaneamente condivise da una comunità scientifica. Queste regole sono accettate fino a quando qualcosa di gravemente anomalo interviene a mettere in dubbio la visione del mondo proposta dal paradigma. Se l'anomalia non rientra nei ranghi, finisce infatti per provocare unarivoluzione che abbatte l'ancient régime e instaura un nuovo ordine, nella forma di un nuovo paradigma (un esempio é il passaggio dalla meccanica classica di Newton a quella relativistica di Einstein).
L'idea di Kuhn é stata spesso contestata e i postmoderni se ne sono spesso appropriati per proporre una visione relativistica della scienza. Le verità scientifiche, essi sostengono, non sarebbero altro che "costrutti sociali" relativi a un determinato paradigma, buoni fin tanto che questo rimane in vigore, ma da buttare e sostituire con altri allo scoppio della prossima rivoluzione. 

Riferimenti bibliografici:
A.Morello, A.Castelli Ferrieri, Dal progetto al prodotto, ed.Arcadia, Milano, 1984, pg.10-17
La Triennale di Milano, (1954-2000) Il design in Italia, ed.Gangemi, Roma, 2001 (prefazione)
Link di riferimento testo:
Immagini tratte da:
http://www.alidesign.net/informALIpdf/InformALI03.pdf

serendipity trovando la Terza Dimensione cercando Puccini e Calderòn de la Barca

"... Finisco per seguire il corso di scenografia, che non amo e non mi sembra all'altezza del mio ideale di Arte con la maiuscola. ... Quel corso m'insegna anche come applicare la prospettiva, tanto che so disegnare prospettive perfette con tre punti di fuga ancora adesso.
Ed è importante, perché mi dischiude occasioni dilavoro utili a promuovere le mie capacità."
Enzo MARI, 25 modi per piantare un chiodo, ediz. Mondadori, Milano, marzo 2011, 1° ediz., cap. III, pagg. 24-25

In un primo momento, ho provato a cercare sul web le prime scenografie di Enzo Mari (i progetti di scenografie per due opere di Puccini e Calderòn de la Barca), senza alcun esito. La mia ricerca è continuata in biblioteca, dove mi sono imbattuta in un libro di Enzo Mari (Enzo MARI, Lezioni di disegno. Storie di risme di carta, draghi e struzzi in cattedra, ediz. Rizzoli, 2008) dove il designer utilizza il disegno come linguaggio per spiegare le cose. "Questo linguaggio è anche un pretesto per far ragionare il lettore sull'atto stesso del disegnare e sui processi cognitivi in esso impliciti: sui modi e i tempi della concettualizzazione dello spazio, su come governare e assecondare l'immaginazionevisiva di un oggetto, sulle continue derive e impreviste idiosincrasie della rappresentazione."(pag....)
Tra le 69 pagine ho scelto queste che trattano della Terza Dimensione, in cui Mari ci insegna ad avere un rapporto con lo spazio e a misurarne le dimensioni, a lavorare con la memoria, ad immaginare le cose in prospettiva e a comprendere il rapporto tra astrazione e misurazione.

E.M. Favole di Andersen, Fedro, Esopo- Johann Sebastian Bach e le Variazioni Goldberg-Cennino Cennini

E.M. Favole di Andersen, Fedro, Esopo


Hans Cristian Andersen fu uno scrittore e poeta danese, celebre soprattutto per le sue fiabe. I motivi ispiratori dei suoi scritti sono di diversa natura: folklore popolare, racconti per l'infanzia, fiabe, novelle tradizionali, dove la materia esistente è a volte lasciata senza modifiche sostanziali (Principessa sopra un pisello, I vestiti nuovi dell'Imperatore), oppure viene trattata come semplice spunto e rielaborata sulla base di invenzioni personali (ad esempio La Regina delle nevi, Compagno di viaggio) dando vita, per la prima volta, alla fiaba d'autore, propriamente intesa.La forza innovativa del genere, da parte di Andersen è la capacità di far convivere sperimentazione e tradizione nei racconti, con riferimento particolare alla lingua parlata introdotta in ambito letterario.Andersen tratta un tipo di fiaba utile alla formazione della mente, aperta in tutte le direzioni: "Al di là del contenuto immediato e dell'ideologia di cui possano essere di volta in volta portatrici" (G. Rodari, in ibidem, cit. ) ci aiutano a conformare criticamente la mente e ad affrontare la realtà con occhio spregiudicato.





E.M : “Trovo libri che sono la riduzione semplificata delle favole di Andersen, in realtà molto complesse e inadatte ai più piccini, sintetizzate brutalmente inpochi paragrafi”. 




Tale affermazione è correlabile all'utilizzo di temi ricorrenti nei suoi scritti,imprescindibilmente legati alla sua maturazione giovanile.




- Il tema del diverso,inteso come "non collocato o non collocabile", riferito a qualcuno che ineluttabilmente, per sua natura, non può trovare il proprio posto nella realtà che lo circonda, come "sospeso" tra due mondi a nessuno dei quali può appartenere appieno.Illustrazione di Vihelm Pedersen per “Il brutto anatroccolo”.




Illustrazione di Vihelm Pedersen per "Il brutto anatroccolo".








- Il tema del doppio, che scaturisce dalla percezione di sospensione, di essere e non essere, dalla consapevolezza di essere " imprigionato" in una personalità a cavallo tra realtà diverse, senzapoter appartenere veramente a nessuna, che non sia quella ideale ove si realizza l'unione tra poesia e natura.




Illustrazione di Vihelm Pederson per "La sirenetta".





- Il tema della morte e della vita, espresso ricorrendo frequentemente ad immagini di mutilazione (si pensi a La sirenetta, a suo modo senza gambe, a Il tenace soldatino di stagno, con un'unica gamba, o ancora a Le Scarpette rosse, dove alla protagonista vengono amputati i piedi). Spesso la mutilazione è il punto di per un passaggio a un livello diverso della vita, terrena o ultraterrena. Anche in questo tema, che si ricollega strettamente a quelli già trattati, ritroviamo la radicale convinzione di Andersen che per aspirare al bene la condizione è spesso la sofferenza. Sempre, che questa ambizione si realizzi poi veramente, dal momento che bene e male, vita e morte appaiono a volte un tutt'uno: due facce della medaglia dell'esistere.- 













Immagine di ballerina eseguita da Vihelm Pederson





“… E per di più illustrate con tavole in demenziale stile bambino. Io penso che, per rispetto nei confronti dell’intelligenza dei piccoli, quei disegni dovrebbero avere la più alta qualità possibile.”








































" Vi sono riportati i disegni di vari animali, scelti fra i protagonisti delle favole antiche di Fedro ed Esopo, come la rana, la volpe eccetera..."


Per la loro semplicità, icasticità e chiarezza, le fiabe e favole di Fedro ed Esopo sono prese da E. M. a modello didattico più di quanto lo possano essere quelle di Andersen. Il motivo è chiaro: le capacità analitiche e di comprensione di ogni bambino sono limitate in tenera età, ma nel contempo fondate su un metodo di acquisizione della conoscenza basilare, primitivo e ferreo. Come egli stesso lo definisce a pag. 34 meccanismo di “prassi- teoria in evoluzione” e arricchimento via via che aumenta l’esperienza. Tematiche troppo impegnative e storie troppo articolate, sicuramente possono stimolare la fervida fantasia del bambino ma ad un età in cui una certe preparazione empirica lo consente. Le prime ed efficaci fiabe e favole da propinare al piccino, sono quelle immediate e dotate di un simbolismo chiaro, veicolato dagli stessi personaggi e non dalle scelte e dai desideri che li caratterizzano nel corso delle vicissitudini che li riguardano. Spiego meglio:


La prepotenza, l'astuzia e l'ipocrisia, l'ingordigia e la rapacità, la vanagloria, la servilità, la ferocia, la crudeltà, la vendetta e quant'altro simile trovano espressione allegorica nel leone, nel lupo, nella volpe, nel cane, nell'aquila, nel pavone, nel corvo, nella pantera, nel coccodrillo, nel serpente. E talvolta anche uomini,come in esopo, per lo più identificati attraverso la loro professione (vasaio, pescatore, pastore, taglialegna, ecc.)narrati in un quadro sintetico, che mostra grande naturalezza evocativa e profonda conoscenza delle passioni umane.


In Andersen il simbolismo è doppio. Forse è meglio dire che si tratta di metafore. Il brutto anatroccolo, che in realtà è cigno, dunque per sua natura bello slanciato ed elegante,viene confuso per un anatroccolo venuto male, e in principio deriso e sbeffeggiato. La risoluzione dell’equivoco è il lieto fine, ovvero la presa di coscienza della propria natura, in seguito alla maturazione ed alla conoscenza di se stessi e delle proprie doti. Sicuramente il messaggio è profondo educativo, ma non alla portata di una mente ancora non strutturata per poter cogliere il significato del rapporto essere-apparire. E. M si serve per cui delle figure immediate e riconoscibili delle fiabe e favole di Esopo e Fedro per progettare il gioco delle fiabe.


E.M. Cennino Cennini“ Dipingo a tempera su tavola, preparando la base col gesso e fabbricando i colori e i leganti da me, secondo le indicazioni dei trattati antichi come quello di Cennino Cennini: terre naturali, latte, uovo colofonia. Seguo le ricette e ricreo tinte con gli stessi metodi originali”.


Cennino Cennini, originario della Toscana, fu influenzato da Giotto .Oggi è soprattutto ricordato per il suo Libro dell'Arte, scritto in volgare all'inizio del XV secolo. Il libro è il primo trattato organicamente monografico sulla produzione artistica, contenente informazioni su pigmenti e pennelli, sulle tecniche della pittura, dell'affresco e della miniatura e fornisce inoltre consigli e "trucchi" del mestiere. Spesso l'opera è stata interpretata dagli studiosi come momento di passaggio fra l'arte medievale e quella rinascimentale. 



Da Giotto: “Santo Stefano” – tempera su tavola – Firenze, Fondazione H.P.Horne. Esempio di provino di ricostruzione filologica sulla tecnica della tempera ad uovo su tavola, tipica del ‘300, con particolari riferimenti alle fasi della doratura.
1 - Preparazione della tavola 
2 - Doratura a “guazzo” con foglia d’oro 3 - Colorazione di rifinitura delle ombreggiature 4 - Preparazione del fondo con bolo per la doratura 5 - Preparazione del supporto ligneo (vari strati: gesso,colla, imprimiture colorate)6 - Preparazione del disegno a spolvero. 7 - Esempio di stesura tratteggiata tipica della tempera ad uov0 8 - Colorazione base “incarnato” (ocre, biacca, cinabro, nero) 9 - Punzonatura sulla doratura 10 - Lumeggiatura 

11 - Colorazione di rifinitura a base rosso cinabro 
12 - Colorazioni di preparazione per decorazione del tessuto
Le due principali tecniche pittoriche erano la tempera, ossia il “lavorare in ancone, o vero in tavola” e l’affresco il“lavorare in muro, cioè in fresco”.
Nel trattato di Cennini troviamo scrupolosamente elencate le fasi esecutive. Per la tempera, ad uovo ed a colla, che veniva prevalentemente eseguita su supporti lignei opportunamente preparati, Cennini proponeva questi passaggi tecnici:”…tritare, o ver macinare, inconlare, impannare, ingessare, radere i gessi e pulirli, rilevare di gesso, mettere di bolo, mettere d’oro, brunire, temperare, campeggaiare, spolverare, grattare, granare o vero camucciare, ritagliare, colorire, adornare, e ‘nvernicare…” (2).
Per quanto riguardava l’affresco, che possiamo considerare la tecnica di pittura murale per eccellenza, la fasi indicate da Cennini erano:“… bagnare, smaltare, fregiare, pulire, disegnare, colorire in fresco, trarre a fine in secco, temperare, adornare, finire in muro…” (2).





“Il libro dell’arte” è, poi, ricchissimo di indicazioni e precetti su come preparare ed usare al meglio i colori, il gessi, le colle i pennelli: in pratica tutti i materiali e gli strumenti necessari al pittore per l’esercizio della sua arte. E’ altresì fonte importante di precise informazioni sui procedimenti pittorici e sulle condizioni di attuazione degli stessi, sui modi migliori per approvvigionarsi delle materie prime ed utilizzare economicamente tutte le risorse disponibili. Si parla inoltre di condizioni climatiche ideali per effettuare determinate operazioni.






















E.M. Johann Sebastian Bach e le Variazioni Goldber
“… mi appassiono alla musica e in particolare a Johann Sebastian Bach, che ho scoperto ascoltando qualche concerto alla radio …”


Johann Sebastian Bach, è stato un compositore, organista, clavicembalista e maestro di coro tedesco del periodo barocco, di fede luterana, universalmente considerato uno dei più grandi geni nella storia della musica.

La tradizione vuole Sebastian intento ad apprendere i primi rudimenti musicali dal padre che gli avrebbe insegnato a suonare il violino e la viola.
Poco valutato come compositore, la fama di Bach dilaga invece come insuperabile organista, fama consacrata dai concerti durante i quali gli ascoltatori rimangono di volta in volta rapiti, commossi o sconvolti dalle capacità esibite dal genio, in grado di plasmare l'anima dell'uditorio a seconda che voglia essere patetico o semplicemente virtuosistico.






















«Lo scopo e il fine ultimo di tutta la musica non dovrebbe essere altro che la gloria di dio e il ristori dell'anima.»Aforisma di Johann Sebastian Bach

“Bach come i grandi della pittura, mi parla dell’infinito” E.M.


Le Variazioni Goldberg sono un'opera per clavicembalo consistente in un'aria con trenta variazioni. L'opera è stata concepita come un'architettura modulare di 32 brani, disposti seguendo schemi matematici e simmetrie che le conferiscono tanta coesione e continuità da non avere eguali nella storia della musica.


È molto frequente vedere avvicinate la matematica e la musica, sia per il tipo di piacere che arrecano a chi le fa, sia per le caratteristiche dell'impegno intellettuale che richiedono. Benedetto Scimemi in un Concerto-Conferenza, tenuto il 25 maggio alla Sala della Società Filarmonica di Trento con la pianista Chiara Bertoglio, ha cercato invece di farci vedere come l'aspetto formale, strutturale della costruzione di un capolavoro come le Variazioni Goldbergpossa essere reso visibile attraverso il linguaggio dellaGeometria; in particolare, della geometria elementare, quella che si studia alle scuole medie: le traslazioni e le simmetrie.Secondo Forkel, il primo biografo di Bach, le Variazioni Goldber sarebbero state commissionate da Herman von Keyserlingk, perché fossero suonate dal suo protetto, il quindicenne Johann Gottlieb Goldberg, per conciliargli il sonno. L'aneddoto è probabilmente falso, ma anche se non ci fossero le argomentazioni degli storici per dimostrarlo basterebbe la considerazione che Scimemi ha fatto in apertura della sua conferenza: la complessità strutturale delle Variazioni è tale da togliere il sonno a chiunque le ascolti con orecchio non superficiale. Di queste, le numero 3, 6, 9, 12, 15, 18, 21, 24, 27, 30 (notate una certa regolarità?) sono canoni.

Link di riferimento testo:
Per favole di Andersen, Esopo e Fedro http://it.wikipedia.org/wiki/Hans_Christian_Andersen#cite_note-24 http://www.lefiabe.com/fedro/index.htmhttp://www.lefiabe.com/esopo/index.htm
Per Cennino Cennini http://www.bottega2000.it/computerart/giottobottega.htm http://it.wikipedia.org/wiki/Cennino_Cennini
Per Johann Sebastian Bach http://it.wikipedia.org/wiki/Johann_Sebastian_Bach http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=97&biografia=Johann+Sebastian+Bachhttp://www3.unitn.it/unitn/numero23/bach.html http://it.wikipedia.org/wiki/Variazioni_Goldberg
Link di riferimento iconografico:
Per favole di Andersen, Esopo e Fedro http://it.wikipedia.org/wiki/File:HCA_autoport.jpg http://it.wikipedia.org/wiki/File:Vilhelm_Pedersen_B8,_ubt.jpeghttp://it.wikipedia.org/wiki/File:Vilhelm_Pedersen-Little_mermaid.jpg http://it.wikipedia.org/wiki/File:Duckling_03.jpg http://www.google.it/imgres?q=andersen+illustrazioni+fiabe&um=1&hl=it&biw=1280&bih=675&tbm=isch&tbnid=EnT6bzOL1PAOYM:&imgrefurl=http://house-of-mystery.blogspot.com/2009_11_29_archive.html&do
Per Cennino Cennini http://www.google.it/imgres?imgurl=http://www.bottega2000.it/computerart/giottoscheda.jpg&imgrefurl=http://www.bottega2000.it/computerart/giottobottega.htm&h=444&w=463&sz=52&tbnid=SlXKhttp://www3.unitn.it/unitn/numero23/bach.html
http://www.google.it/imgres?q=cennino+cennini&hl=it&sa=X&biw=1280&bih=675&tbm=isch&prmd=imvnsb&tbnid=73cAzPB9NaYrYM:&imgrefurl=http://www.bottegadartetoscana.it/det_icone.asp%253
Per Johan Sebastian Bach http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=97&biografia=Johann+Sebastian+Bachhttp://www3.unitn.it/unitn/numero23/bach.html

E.M. Johann Sebastian Bach, Variazioni Goldberg, Puccini, Octave Mirbeau, Il giardino dei supplizi

"Intanto, mi appassiono alla musica e in particolare a Johann Sebastian Bach, che ho scoperto ascoltando qualche concerto alla radio, prima di rendermi conto dell'esistenza di un bagaglio infinito di testi su di lui. M'incantano le Variazioni Goldberg, un'opera per clavicembalo della metà del settecento che consiste in un'aria con trenta varianti diverse."
Enzo MARI, 25 modi per piantare un chiodo, ediz. Mondadori, Milano, marzo 2011, 1° ediz., pg.28
Johann Sebastian Bach è stato un compositore, organista, clavicembalista e maestro di coro tedesco del periodo barocco, di fede luterana, universalmente considerato uno dei più grandi geni nella storia della musica.
Le sue opere sono notevoli per profondità intellettuale, padronanza dei mezzi tecnici ed espressivi e bellezza artistica.Bach operò una sintesi mirabile fra lo stile tedesco (di cui erano stati esponenti, fra gli altri, Pachelbel e Buxtehude) e le opere dei compositori italiani (particolarmente Vivaldi), dei quali trascrisse numerosi brani, assimilandone soprattutto lo stile concertante. La sua opera costituì la summa e lo sviluppo delle svariate tendenze compositive della sua epoca.
Il grado di complessità strutturale, la difficoltà tecnica e l'esclusione del genere melodrammatico, tuttavia, resero la sua opera appannaggio solo dei musicisti più dotati e all'epoca ne limitarono
la diffusione fra il grande pubblico, in paragone alla popolarità raggiunta da altri musicisti contemporanei come Telemann o Händel.
Nel 1829 l'esecuzione della Passione secondo Matteo, diretta a Berlino da Felix Mendelssohn, riportò alla conoscenza degli appassionati la qualità
elevatissima dell'opera compositiva di Bach, che è da allora considerata il compendio della musica contrappuntistica del periodo barocco. A lui è dedicato l'asteroide 1814 Bach.


Le Variazioni Goldberg (BWV 988) sono un'opera per clavicembalo consistente in un'aria con trenta variazioni, composte da Johann Sebastian Bach fra il 1741 e il 1745 e pubblicate a Norimberga dall'editore Balthasar Schmid. Sono dedicate a Johann Gottlieb Goldberg, a quel tempo in servizio come maestro di cappella presso il conte von Brühl a Dresda.
L'opera è stata concepita come un'architettura modulare di 32 brani, disposti seguendo schemi matematici e simmetrie che le conferiscono tanta coesione e continuità
da non avere eguali nella storia della musica. Insieme all'Arte della fuga può essere considerata il vertice delle sperimentazioni di Bach nella creazione di
musica per strumenti a tastiera, sia dal punto di vista tecnico-esecutivo, sia per lo stile che combina insieme ricerche di alto livello musicali e matematiche. Sebbene in passato le Variazioni Goldberg fossero considerate soltanto un esercizio tecnico piuttosto ripetitivo, nel XX secolo il contenuto emotivo e la portata dell'intera
composizione sono stati ampiamente valorizzati, anche grazie ad analisi critiche e tecniche piuttosto estese. Le Variazioni Goldberg offrono il migliore esempio di una musica
concepita per la ricreazione di uno spirito competente ed esigente. Il grande valore strutturale, l'irraggiungibile tecnica compositiva, l'abilità di toccare ogni possibilità espressiva del clavicembalo e la tecnica esecutiva richiesta fanno delle Variazioni Goldberg un vero monumento all'intelligenza del grande compositore. Sono molte le incisioni disponibili in tutto il mondo, insieme a libri e studi: ciò ha contribuito a renderlo uno dei pezzi più apprezzati da molti appassionati di musica classica ed eseguite su una varietà di strumenti musicali." A mio modo, sono un bravo allievo: nel 1952 vincerò anche un premio del Centro San Fedele per i mie progetti di scenografia, giudicate modernissime, per due opere di Puccini e Calderòn de la Barca"
Enzo MARI, 25 modi per piantare un chiodo, ediz. Mondadori, Milano, marzo 2011, 1° ediz., pg.24-25
Giacomo Puccini (Lucca, 22 dicembre 1858  Bruxelles, 29 novembre 1924) è stato un compositore italiano. È considerato uno dei massimi operisti della storia. Nato a Lucca il 22 dicembre 1858, Giacomo fu il sesto deinove figli di Michele Puccini e Albina Magi. Da molte generazioni i Puccini erano maestri di cappella del Duomo di Lucca e anche Giacomo, perduto il padre all'età di cinque anni, fu mandato a studiare presso lo zio materno, Fortunato Magi, che lo considerava un allievo non particolarmente dotato e soprattutto poco disciplinato (un «falento», come giunse a definirlo, ossia un fannullone senza talento). Migliori risultati ottenne Carlo Angeloni, già allievo di Michele Puccini, tanto che a quattordici anni Giacomo poté iniziare a contribuire all'economia familiare suonando l'organo nel duomo di Lucca. L'aneddotica lo descrive tuttavia come uno scavezzacollo. Si racconta ad esempio che, per intascare qualche spicciolo, giunse a rubare e rivendere alcune canne dell'organo del duomo e che subì una condanna per aver concorso a simulare il suicidio di un amico. La tradizione vuole che egli decise di dedicarsi al teatro musicale nel 1876 dopo aver assistito a una rappresentazione di Aida di Verdi a Pisa, dove si sarebbe recato a piedi con due amici. A questo periodo risalgono le prime composizioni note, tra cui spiccano una cantata (I figli d'Italia bella, 1877), un mottetto (Mottetto per San Paolino, 1877) e una Messa (1880).
"Ci portiamo un telone che serve da tenda, due padelle, un chilo di sale e qualche e qualche forma di pane, due canne da pesca e due libri: io qualcosa su Platone, lui un libro dello scrittore francese Octave Mirbeau, Il giardino dei supplizi, dedicato "Ai preti, ai soldati, ai giudici, a tutti coloro che educano, istruiscono e governano gli uomini" zeppo di descrizioni raccapriccianti di torture cinesi."
Enzo MARI, 25 modi per piantare un chiodo, ediz. Mondadori, Milano, marzo 2011, 1° ediz., pg.24
Octave Mirbeau è stato un giornalista, critico d'arte, scrittore, libellista, romanziere e drammaturgo francese che, cosa assai rara, ha goduto sia del favore delle avanguardie letterarie e artistiche, sia del popolo di mezza Europa. Le sue opere sono state tradotte in trenta lingue.
Il giardino dei supplizi è un romanzo dello scrittore francese Octave Mirbeau pubblicato nel 1899, durante l'affare Dreyfus. Ironicamente e simbolicamente, Mirbeau l'ha dedicato "Ai Preti, ai Soldati, ai Giudici, a tutti coloro che educano, istruiscono e governano gli uomini".
Il romanzo è costituito di testi di tonalità differenti, che sono stati concepiti indipendentemente. Questo mescolío di stili e le trasgressioni dei codici della verosimiglianza e della credibilità romanzesca contribuiscono a sconcertare i lettori, che non sanno come si debba leggere questo strano oggetto letterario, composto di tre parti. "Il Frontespizio" presenta una discussione fra intellettuali di salone sulla "legge dell' omicidio" e, secondo loro, sembra che la società, colle sue leggi, non faccia altro che moderare e indirizzare questo bisogno primitivo. La prima parte della narrazione che segue, intitolata "In missione", è une caricatura grottesca egli ambienti politici della Francia della Belle Époque. La seconda parte, "Il Giardino dei supplizi", precisamente, è la relazione di una passeggiata di due Europei, la sadica ed isterica inglese Clara e l'anonimo narratore francese, nel mezzo del giardino delle torture del bagno penale di Cantone, giardino infernale e paradisiaco, dove si pratica l'arte della tortura secondo antiche pratiche cinesi.
LINK DI RIFERIMENTO:
Johann Sebastian Bach;
Testo: http://it.wikipedia.org/wiki/Johann_Sebastian_Bach
http://it.wikipedia.org/wiki/Variazioni_Goldberg
Immagini:http://3.bp.blogspot.com/_x08TLl4WFp8/TNmWFPMf-pI/AAAAAAAABSY/fS_Tn27Pgk4/s1600/bach_facsimilie_400.jpg

Giacomo Puccini 
Testo: http://it.wikipedia.org/wiki/Giacomo_Puccini
Immagini: http://it.wikipedia.org/wiki/File:GiacomoPuccini.jpg

Octave Mirbeau, Il giardino dei supplizi ;
Testo:http://it.wikipedia.org/wiki/Octave_Mirbeau
http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Giardino_dei_supplizi
Immagini: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Rodin_Jardin_des_supplices.jpg

mercoledì 9 novembre 2011


serendipity trovando la Terza Dimensione cercando Puccini e Calderòn de la Barca

"... Finisco per seguire il corso di scenografia, che non amo e non mi sembra all'altezza del mio ideale di Arte con la maiuscola. ... Quel corso m'insegna anche come applicare la prospettiva, tanto che so disegnare prospettive perfette con tre punti di fuga ancora adesso. Ed è importante, perché mi dischiude occasioni di lavoro utili a promuovere le mie capacità." Enzo MARI, 25 modi per piantare un chiodo, ediz. Mondadori, Milano, marzo 2011, 1° ediz., cap. III, pagg. 24-25

In un primo momento, ho provato a cercare sul web le prime scenografie di Enzo Mari (i progetti di scenografie per due opere di Puccini e Calderòn de la Barca), senza alcun esito. La mia ricerca è continuata in biblioteca, dove mi sono imbattuta in un libro di Enzo Mari (Enzo MARI, Lezioni di disegno. Storie di risme di carta, draghi e struzzi in cattedra, ediz. Rizzoli, 2008) dove il designer utilizza il disegno come linguaggio per spiegare le cose. "Questo linguaggio è anche un pretesto per far ragionare il lettore sull'atto stesso del disegnare e sui processi cognitivi in esso impliciti: sui modi e i tempi della concettualizzazione dello spazio, su come governare e assecondare l'immaginazionevisiva di un oggetto, sulle continue derive e impreviste idiosincrasie della rappresentazione."
Tra le 69 pagine ho scelto queste che trattano della Terza Dimensione, in cui Mari ci insegna ad avere un rapporto con lo spazio e a misurarne le dimensioni, a lavorare con la memoria, ad immaginare le cose in prospettiva e a comprendere il rapporto tra astrazione e misurazione.
Tratto da Enzo MARI, Lezioni di disegno. Storie di risme di carta, draghi e struzzi in cattedra, ediz. Rizzoli, 2008, pagg.30-31-32-33


Da queste pagine ho tratto un altro particolare che è quello delle forme archetipe, di cui Mari ne fa una "super-icona".


E.M. Giò Ponti

 "Negli anni successivi,inizio a essere chiamato dai grandi architetti milanesi - come Franco Albini,Giò Ponti,i BBPR - per disegnare a mano le tavole prospettiche,e realizzare quelli che oggi si chiamano rendering.Entrare in contatto con loro per me significa ampliare il raggio delle mie conoscenze,arrivare più vicino al mondo del design e della produzione industriale"
 Enzo MARI , 25 Modi per piantare un chiodo,ediz.Mondadori, Milano, marzo 2011, 1a edizione, pag  25


Giò Ponti è un mondo. Un mondo che rappresenta un secolo, il secolo che è trascorso. Ponti ha progettato edificiarredamenti, mobili, stoffelampade e tanto altro. Ha fondato e diretto riviste, tra cui la più importante è Domus , fondata nel 1928 e abbandonata solo per un breve periodo durante la seconda guerra mondiale.Ha promosso le grandi Triennali degli anno 30, ha scritto articoli e libri, ha insegnato, ha viaggiato , ha costruito in molti paesi, più di ogni altro architetto della sua generazione. 

Macchina per il caffè Pavoni , 1948

    








Nel 1948 la Pavoni produce ,su disegno di Giò Ponti con la collaborazione di Antonio Fornaroli ed Alberto Rosselli,  la prima macchina da caffè con caldaia orizzontale.






Tale macchina, denominata "La Cornuta" assume una peculiarità estetica  dovuta alla messa in evidenza dei gruppi erogatori ,che si stagliano dal gruppo cilindrico del serbatoio.
Rivista Domus n° 360 del 1959



Stoffa Balletto alla Scala per Manifattura JSA , 1950


 



Definire l'opera di Ponti è dunque più difficile che mai. La sua importanza è sempre stata riconosciuta nel preparare le basi per la diffusione del design italiano nel dopoguerra; ma negli anni successivi alla sua morte, avvenuta nel 1979 a Milano ,nella stessa città in cui era nato nel 1891, è stato più difficile valutare esattamente la sua architettura e il suo design.


 

Sedia Superleggera in
versione bicolore , 1957

 Ponti affermava che imparare dall'uno porta al successo  nell'altro. Quando gli chiedevano se un mobile era "di serie " rispondeva: "lo sarà quando il pubblico lo adotterà". E' soprattutto  la leggerezza del tocco che ha fatto sì che il suo lavoro entrasse poco a poco nella coscienza della gente e che 


Bottiglia Donna 
per Venini


appaia oggi cosi attuale: la Villa Planchart si appoggia con tanta levità sulla collina di Caracas che è stata soprannominata "la farfalla", la facciata della cattedrale di Taranto, traforata fin quasi a scomparire, è chiamata dalla gente del luogo "la vela", e la fortunatissima sedia "Superleggerache si solleva con un dito, resta nella memoria di chiunque l'abbia provata.




Quest'ultima è stata disegnata nel 1957 ed è stata pensata per essere realizzata in svariate versioni : dalle colorazioni naturali fino ad arrivare alla versione bicolore in cui gli elementi simmetrici del telaio erano verniciati alternativamente nei colori bianco o nero ,esaltandone ulteriormente l'idea di leggerezza.

Oggi non sembra più possibile che un architetto riesca a lavorare con la libertà e la mobilità di cui Ponti ha goduto. Ragione di più per guardare indietro, come faceva lui, per attrezzare meglio e guardare avanti: " il passato non esiste, nella cultura tutto è contemporaneo... Esiste solo il presente. Nel presente ci rappresentiamo il passato e intuiamo il futuro.." ( Giò Ponti ). Dunque l'opera di Ponti si può definire come una personalità e vitalità che ci invitano a tirar fuori le idee del passato perchè possano circolare più liberamente nel futuro.
Posate per Artur Krupp,
con manico romboidale
Lampada Bilia
La prima parte della vita di Giò Ponti appartiene ad un'epoca in cui il concetto di "produzione artistica per l'industria "era ancora lontano e i progettisti, oltre che dell'architettura, si occupavano di dettagli decorativi. Ponti appare subito come un progettista in cui la passione e l'impegno per le "arti decorative" era potente. Non la esegue come un'alternativa all'architettura ma come un'attività artistica parallela indipendendente da essa. Egli anche quando lavora per l'arte non dimentica la serie. Ma la vera battaglia condotta e vinta da Ponti è quella di costruire un linguaggio per l'industria, battaglia che porterà alla nascita del concetto di "Italian Design".
Proprio nel 1948 Ponti riprende in mano la direzione di " Domus", ed è proprio qui che parla di architettura "standardizzata". Un nuovo concetto di arredo, arredi meno ingombranti: lampade, poltroncine leggere, nuovi tessuti stampati, posate non in argento.


                                 

Il tavolo da caffè ,Giò Ponti
Ogni segmento mostra lati di colore diverso,  riprendendo i tonipontiani della villa di Caracas dalla quale proviene e il tema del diamante, ricorrente a diverse scale nell'opera del maestro. 
http://piccolearchitetture.blogspot.com/2011/02/il-tavolo-da-caffe-di-gio-ponti-gio.html


La sedia Livia, Giò Ponti
LIVIA produzione L'ABBATE e' una sedia con struttura in Faggio massiccio e seduta in compensato. Progettata nel 1937 per arredare la facoltà di Lettere "Livianum" dell'Università di Padova, LIVIA è stata rieditata dal 2005.
Il prodotto è disponibile in 11 colori laccati e in 3 tinte legno differenti.http://www.designcan.it/prodotto/2368/LIVIA__Sedia_in_Faggio
Riferimenti bibliografici:
Marco ROMANELLI, Giò Ponti: a world, ediz. Abitare Segesta, Milano, 2003, pgg.6,12,15,16,37,38
Riferimenti fotografici: